Interview

La parola a Avv. Alexander Rabian, 
Avvocato e già Presidente della Direzione dell’Organismo di Autodisciplina dell’ASG.

Oggi lei è considerato uno dei principali esperti in materia di regolamentazione dei mercati finanziari e di gestione patrimoniale. Cosa le ha permesso di acquisire un tale livello di competenza? 

Quando si hanno più di 30 anni di esperienza nel proprio mestiere, è piuttosto normale aver acquisito buone competenze specialistiche. Nel 1998, il Comitato di ASG mi aveva incaricato – quando ero ancora un giovane avvocato – di elaborare un progetto volto a creare un Organismo di Autodisciplina (OAD) in conformità con la LRD, allora recentissima, e mi aveva nominato a capo di tale OAD. Nel corso degli anni mi sono sempre più impegnato, all’interno dell’ASG, nella difesa degli interessi politici del settore, e ho così potuto contribuire a plasmare, per oltre 25 anni, la regolamentazione del settore finanziario che diventava sempre più rigorosa.  

Alla fine, ho presieduto l’OAD dell’ASG per 15 anni e ho avuto l’occasione, parallelamente, di accompagnare l’evoluzione della regolamentazione dei mercati finanziari nell’interesse dei gestori patrimoniali in Svizzera. È stato un compito vasto e impegnativo, ma anche appassionante e molto arricchente. Questo mi ha permesso di avere una visione molto dettagliata di ciò che facevano, o non facevano, gli oltre 750 gestori patrimoniali indipendenti in Svizzera.  

 

I pionieri che hanno fondato l’ASG volevano creare un label di qualità e migliorare il riconoscimento della professione. Quale ruolo ha svolto l’ASG in questo processo? 

L’ASG è stata fondata da un gruppo di gestori patrimoniali indipendenti della Svizzera tedesca e della Svizzera romanda con l’obiettivo di creare un label di qualità per il settore. Ben presto, diversi gestori patrimoniali del Ticino si sono uniti a loro.  

Già nel 1990 è stato elaborato il primo Codice di condotta, un insieme di regole di comportamento destinate ai gestori patrimoniali, il cui rispetto doveva essere confermato ogni anno dagli organi di revisione dei soci dell’associazione. Già nel 1995 – ovvero cinque anni prima dell’entrata in vigore della legge sul riciclaggio di denaro – il Consiglio ha adottato delle direttive volte a combattere il riciclaggio di denaro, una sorta di “CDB light” per i gestori patrimoniali.  

Le norme stabilite dall’ASG per i propri membri hanno subito un primo importante ampliamento in occasione dell’adozione della LRD alla fine degli anni Novanta, che ha sottoposto non solo le banche e le compagnie di assicurazione, ma anche i gestori patrimoniali indipendenti, a norme legali dettagliate e precise in materia di prevenzione e lotta contro il riciclaggio di denaro. Il rispetto delle nuove norme doveva essere sorvegliato e controllato da organismi di autoregolamentazione, al di fuori dei settori bancario, assicurativo e dei fondi.  

Anziché tralasciare le norme di comportamento professionale a favore di una semplice regolamentazione in materia di riciclaggio di denaro, il Consiglio e i soci dell’ASG hanno deciso di rafforzare tali norme. L’obiettivo ufficiale era quello di combattere eventuali attività criminali all’interno del settore e il coinvolgimento dei soci nelle attività criminali dei loro clienti, al di là dei semplici obblighi di due diligence previsti dalla legislazione sul riciclaggio di denaro. In realtà, era necessario raddoppiare gli sforzi per istituire un label di qualità. Pertanto, sebbene alcune parti del vecchio Codice di condotta siano state mantenute, sono state elaborate soprattutto nuove regole specifiche, alcune delle quali sono ancora in vigore oggi.  

L’ASG è riuscita ad affermarsi e a rafforzare la propria influenza perché ha sempre rappresentato una parte importante del settore, nonostante la concorrenza nel campo degli OAD, e si è sempre dimostrata un’interlocutrice sincera del settore nei confronti delle istanze politiche e regolamentari. Nel corso del tempo, l’ASG è così diventata la principale rappresentante legittima del settore presso le autorità di regolamentazione, le istanze politiche e il settore bancario, e lo è rimasta fino ad oggi.

Dopo il trasferimento delle attività di autoregolamentazione all’AOOS nel 2021, l’ASG è riuscita a liberarsi del suo ruolo di “autorità di autoregolamentazione” e a forgiarsi un nuovo profilo, più chiaro, come associazione professionale ed ente di formazione. L’ASG è riuscita in particolare a stringere partnership con numerosi fornitori di istruzione superiore (università, scuole universitarie, scuole universitarie professionali), nonché con altri organismi di formazione, alcuni dei quali operano esclusivamente nel settore privato. In questo modo ha potuto creare in breve tempo una piattaforma formativa molto ampia, senza dover creare un proprio centro di formazione, cosa che avrebbe richiesto molto personale e sarebbe stata molto costosa. Oggi l’ASG conta più soci che mai. In quanto associazione professionale, supera ormai persino l’AMAS (l’associazione professionale svizzera di Asset Management) in termini di numero di membri tra i gestori di fondi collettivi.

  

In che misura le regole stabilite dall’ASG hanno influenzato sia la professione sia LSerFi/LIsFi?

Se l’essenza stessa della gestione patrimoniale è rimasta la stessa, le pratiche commerciali in questo settore si sono sviluppate notevolmente negli ultimi trent’anni. Di conseguenza, le regole che disciplinano l’esercizio della professione sono state adattate a questi cambiamenti. Tuttavia, alcune regole fondamentali derivanti dall’autoregolamentazione dell’ASG sono state mantenute nel corso dei decenni e oggi costituiscono parte integrante della normativa della LSerFi e della LIsFi.

Per me, la regola più importante in materia di autoregolamentazione dell’ASG è sempre stata che la gestione patrimoniale deve, in linea di principio, avvenire sulla base di mandati limitati agli atti di gestione. Questa regola contribuisce enormemente a ridurre i rischi. Il gestore patrimoniale non deve più avere la possibilità né il diritto di utilizzare gli attivi che gli sono stati affidati a fini di gestione al di là di quanto previsto dal mandato conferito. Certo, questa regola non è stata ripresa direttamente nella LSerFi né nella LIsFi. Nell’ambito della vigilanza, i gestori patrimoniali che non esercitano la loro attività esclusivamente sulla base di mandati limitati sono considerati come soggetti che presentano “rischi accresciuti” per i patrimoni dei clienti e per la reputazione della piazza finanziaria. Di conseguenza, questi gestori patrimoniali devono sottostare a requisiti prudenziali più rigorosi, in particolare per quanto riguarda i controlli interni assicurati dalle funzioni di conformità e di gestione dei rischi, nonché gli audit esterni. La norma introdotta dall’ASG già negli anni Novanta non ha quindi perso nulla della sua attualità.

Un'altra norma importante che l'ASG ha integrato molto presto nel proprio sistema di autoregolamentazione è quella che limita l'attività di gestione agli strumenti finanziari facilmente negoziabili in qualsiasi momento, ovvero liquidi – a meno che il cliente non dia il proprio consenso esplicito a investimenti meno liquidi, con piena cognizione di causa, ovvero essendo consapevole dei rischi ad essi connessi. Neanche questa regola è stata ripresa nella legge, mentre oggi si applicano disposizioni molto dettagliate in materia di gestione dei rischi legati agli emittenti. Non riesco ancora a capirlo.

Le regole relative alle remunerazioni versate da terzi, dette “retrocessioni”, previste nell’autoregolamentazione dell’ASG sono state particolarmente controverse. Già nel 1998 l’ASG aveva definito le regole che stabilivano a chi – ovvero al gestore patrimoniale o al cliente – dovessero spettare tali remunerazioni. La sentenza di principio del Tribunale federale sulle retrocessioni del 2006, presentata come spettacolare, non ha quindi sorpreso l’ASG. L’associazione prevedeva già da quasi dieci anni che prima o poi sarebbe stata emessa una sentenza del genere. Così, nella sua sentenza di principio, il Tribunale federale ha fatto espressamente riferimento al Codice di condotta dell’ASG come prassi commerciale regolamentata.  

Oggi, le norme derivanti dal Codice di condotta dell’ASG sono sancite nella LSerFi. Sul mercato, le retrocessioni sono state ampiamente ridotte.

Si potrebbero citare molti altri esempi. Nel complesso, le regole di comportamento dell’ASG, elaborate negli anni Novanta e adattate nel corso del tempo all’evoluzione del mercato e delle pratiche commerciali, hanno profondamente segnato questa fiorente professione in Svizzera. Molte delle regole emanate dall’ASG sono oggi date per scontate. Anche l’attuale quadro giuridico applicabile ai gestori patrimoniali è fortemente influenzato da queste regole di condotta. La maggior parte delle disposizioni legali sono valide e giuste – la loro applicazione è un’altra storia. 

 

Come vede il futuro della professione e della regolamentazione, in particolare per i piccoli operatori del mercato?

A mio avviso, il settore della gestione patrimoniale è uno dei pochi settori della piazza finanziaria svizzera a registrare ancora una leggera crescita. Ciò avviene principalmente a scapito del settore bancario, che in Svizzera riduce sempre più l’offerta di servizi destinati ai patrimoni di piccole e medie dimensioni e, soprattutto, propone sempre meno servizi personalizzati.

L’impegno chiaro dei gestori patrimoniali a non essere “orientati alla vendita”, ma a schierarsi decisamente dalla parte della clientela, assume quindi sempre più valore.  Un numero crescente di clienti non vuole più accontentarsi di essere un semplice strumento destinato a farsi “rifilare” prodotti finanziari dalle grandi catene di produzione e distribuzione.

Il mercato offre opportunità ai gestori patrimoniali di tutte le dimensioni.  I principali attori fungono da piattaforma per i gestori patrimoniali e i consulenti alla clientela che desiderano avvalersi di una gamma completa di servizi che copra tutti gli aspetti della loro attività; i gestori patrimoniali di medie dimensioni e quelli più piccoli, che si organizzano in società di partenariato; e infine, i piccolissimi che gestiscono da soli un numero limitato di clienti, mercati e strategie di investimento. Esiste una domanda costante per tutti questi tipi di gestori patrimoniali.

Per quanto riguarda la regolamentazione, ho invece un punto di vista più critico. A mio avviso, il quadro di vigilanza concreto messo in atto per gli attori molto piccoli è in realtà sostenibile. È proprio lì che le regole sono più chiare. Tuttavia, su alcuni punti, la prassi della FINMA è ancora ben lungi dall’essere coerente. È il caso, ad esempio, dei cicli di verifica pluriennali. In altre imprese, comprese quelle più piccole, il regime di vigilanza ha talvolta subito una certa “deriva”. Nel complesso, devo quindi constatare che la FINMA adotta, nei confronti dei gestori patrimoniali, un approccio istituzionale e formale ancora troppo influenzato dalla vigilanza bancaria. Spesso l’autorità di regolamentazione non padroneggia a sufficienza il gergo dei professionisti della gestione patrimoniale, oppure i funzionari della FINMA si dilungano in sottigliezze normative assurde. Ci vorrebbe una maggiore sensibilizzazione alla cultura del settore e una maggiore vicinanza al campo.

La novità delle leggi applicabili e la parziale scarsa conoscenza del settore fanno sì che i gestori patrimoniali siano attualmente gli istituti finanziari più rigorosamente regolamentati in Svizzera. In nessun altro ambito della vigilanza sui mercati finanziari i costi di vigilanza per impiego a tempo pieno sono così elevati come presso i gestori patrimoniali, mentre questi ultimi esercitano un’attività piuttosto poco rischiosa e, soprattutto rispetto all’attività bancaria, molto limitata dal punto di vista tematico. A differenza delle banche, essi si limitano a gestire il patrimonio dei propri clienti, sulla base di mandati limitati ad atti di gestione. La FINMA deve davvero sforzarsi di riorientare le proprie priorità.

Ritengo tuttavia che il settore della gestione patrimoniale abbia un futuro promettente davanti a sé. Esso apporta un prezioso contributo alla diversità all’interno della piazza finanziaria svizzera. Arricchisce l’offerta di servizi e garantisce un’importante diversificazione dei rischi, presentati dalla piazza finanziaria svizzera, con istituti bancari sempre meno numerosi e sempre più grandi, che pesano sulla stabilità e sulla reputazione del sistema finanziario.

 

 

Biografia

Alexander Rabian esercita da oltre 20 anni la professione di avvocato a Zurigo, dal 1997 come partner di Streichenberg. La sua attività è incentrata sul diritto nazionale e internazionale dei servizi finanziari. È stato membro di diversi gruppi e commissioni di esperti dell’amministrazione e del Consiglio federale. È inoltre intervenuto come esperto per l’autorità di vigilanza di uno Stato SEE per l’implementazione della MiFID e della direttiva sulla trasparenza. Ha fatto parte della Direzione dell’OAD dell’Associazione Svizzera di Gestori patrimoniali | ASG, della quale è stato Presidente.