Tassi zero e volatilità: l’evoluzione della gestione attiva in Svizzera
Con i tassi d’interesse fissati dalla Banca Nazionale Svizzera (BNS) allo 0,00%, e il concreto rischio che possano ritornare in territorio negativo, i gestori patrimoniali elvetici si trovano in un contesto finanziario complesso, che potrebbe richiedere una revisione profonda dell’asset allocation. Quando i rendimenti attesi delle attività a basso rischio sono molto bassi o addirittura negativi, le strategie tradizionali diventano meno efficaci e si impone la ricerca di nuove fonti di rendimento, compatibilmente con il profilo di rischio dei clienti.
![]() | GianLuigi Mandruzzato Senior economist, EFG Bank |
In primo luogo, i bassi rendimenti delle obbligazioni della Confederazione e obbligazioni corporate con alto merito di credito a breve scadenza potrebbe spingere i gestori a incrementare l’esposizione verso attività finanziarie più rischiose. Non si tratterebbe di una ricerca di rendimento fine a se stessa ma di una reazione razionale a un ambiente in cui la validità dei modelli di gestione tradizionali si scontra con il rischio di una perdita di valore a scapito della clientela. Tuttavia, la maggiore volatilità del portafoglio che risulta da questo approccio richiede un’attenta gestione del rischio attivo del portafoglio per mantenerlo in linea con la tolleranza degli investitori.
Un’altra opzione a disposizione dei gestori patrimoniali è l’aumento delle scadenze dei titoli obbligazionari per incassare un maggiore rendimento. Nemmeno questa strategia è priva di insidie: una variazione repentina nelle aspettative di inflazione o una futura normalizzazione dei tassi di interesse potrebbe comportare perdite significative in conto capitale, come accaduto nel periodo 2021-22.
Inoltre, potrebbe aumentare l’interesse per investimenti alternativi e illiquidi. Immobili, fondi hedge, credito privato, infrastrutture e strategie absolute return rappresentano opportunità di diversificazione e potenziale rendimento, soprattutto in un contesto dove i classici portafogli 60/40 (azioni/obbligazioni) potrebbero non offrire più ritorni interessanti a parità di rischio.
La diversificazione di portafoglio, infatti, si conferma uno strumento essenziale per mitigare la volatilità e ridurre il rischio specifico di singoli asset o settori. Combinare asset decorrelati consente di smussare l’impatto di eventuali shock di mercato e di costruire portafogli più resilienti, capaci di generare rendimenti più stabili nel tempo. Inoltre, in un ambiente di tassi di interesse compressi, la diversificazione può contribuire a identificare opportunità non accessibili attraverso asset tradizionali, sfruttando le diverse dinamiche cicliche, geografiche e strutturali dei mercati globali. Tuttavia, l’illiquidità e la complessità di questi strumenti impongono un'attenta due diligence, una rigorosa selezione dei gestori e un orizzonte d’investimento più lungo, coerente con la natura strategica dell’approccio diversificato.
I tassi negativi incidono anche sulla redditività delle istituzioni finanziarie. Le banche vedono erodersi i margini di intermediazione tra la raccolta e gli impieghi, mentre i fondi pensione affrontano una pressione crescente nel cercare di mantenere le promesse attuariali. Per questi attori, l’asset allocation diventa un esercizio sempre più sofisticato, che beneficerebbe dall’inclusione di strategie dinamiche ed una gestione più attiva.
Infine, occorre considerare l’impatto valutario. In un contesto di incertezza ed avversione al rischio, status di valuta rifugio del franco svizzero potrebbe causarne il rafforzamento nonostante i tassi di interesse più bassi che negli altri principali paesi. Per i gestori svizzeri con esposizioni ad attività finanziarie non domestiche, la copertura valutaria diventa quindi un elemento centrale nella gestione del rischio.
La situazione dei prossimi trimestri potrebbe quindi assomigliare al periodo compreso tra il 2012 e il 2019 quando i tassi della BNS sono rimasti in territorio negativo. In quel periodo, i gestori patrimoniali svizzeri hanno già sperimentato strategie adattive che oggi tornano estremamente attuali. In quel contesto, si è osservato un marcato incremento dell’esposizione azionaria, con un’attenzione particolare a titoli difensivi e con dividendi stabili. Parallelamente, sono stati progressivamente integrati asset alternativi come hedge fund, private equity e infrastrutture, ritenuti strumenti preziosi per bilanciare rischio e rendimento. L’allocazione obbligazionaria si è spostata verso titoli corporate e high yield, mentre la gestione valutaria è divenuta centrale, soprattutto dopo la rimozione del floor EUR/CHF nel 2015, evento che ha spinto molti gestori a implementare coperture sistematiche contro l’apprezzamento del franco. L’esperienza maturata in quegli anni fornisce oggi un utile riferimento ai gestori patrimoniali elvetici per affrontare al meglio le sfide dei prossimi mesi.
In sintesi, un contesto di tassi a zero o negativi impone ai gestori patrimoniali svizzeri di rivedere le logiche tradizionali e di adottare un approccio più flessibile, attento e creativo. La diversificazione, la ricerca di rendimento attraverso strumenti non convenzionali, e la gestione accurata del rischio diventano non solo desiderabili, ma essenziali per navigare un ambiente finanziario complesso e in continua evoluzione.
Biografia
GianLuigi Mandruzzato è Senior Economist e Strategist presso EFG Bank a Lugano. Prima di entrare in EFG, ha lavorato come Economist e Multi-Asset Strategist presso BSI Bank a Lugano e Banca Intesa e Banca Commerciale Italiana a Milano. Ha conseguito un Master con lode in Economia presso la School of Economic Studies dell'Università di Manchester e si è laureato in Economia con 110 e lode presso l'Università di Trieste. I suoi principali interessi sono i cicli economici e di politica monetaria globali, con particolare attenzione all'area dell'euro e alle economie svizzere, nonché ai mercati valutari e delle materie prime.
Ulteriori informazioni: gianluigi.mandruzzato@efgam.com
